LED stradali e salute, allarmi ingiustificati

LED stradali e salute, allarmi ingiustificati

In una recente trasmissione televisiva su Rai3, Presa Diretta, è andato in onda un servizio dal titolo “Luce Sprecata” dove sono stati mostrati dati scientifici che indicano un potenziale rischio per la salute con l’illuminazione stradale a LED con un’alta componente di luce blu (4000 K).

Ci sono state numerose reazioni da parte del mondo della luce, a cominciare dalle associazioni AIDI e Assil che hanno scritto una Lettera alle redazioni dove evidenziano come questi dati siano stati presentati in modo fuorviante, con il rischio di creare allarmi ingiustificati. Gli studi si riferiscono a un rischio potenziale con lunghe esposizioni alla luce, ma non corrispondono alle situazioni reali di una strada illuminata a LED.

La progettazione degli apparecchi di illuminazione risponde a normative severe che tutelano la salute dei consumatori. Rischi reali possono essere legati al commercio di apparecchi a basso costo, non adeguatamente controllati che potrebbero non essere sicuri, neppure da punto di vista elettrico.

Gli studi sono comunque importanti per migliorare la qualità della luce e del progetto illuminotecnico. Si possono produrre apparecchi a LED anche con luce più “calda” (3000 K) e soprattutto utilizzare sistemi smart che controllano e modulano la luce in modo da non avere dispersioni o eccessive quantità di illuminazione. Quindi, utilizzando apparecchi di marchi conosciuti e affidabili, si può avere piena fiducia nelle nuove tecnologie di illuminazione, che fanno risparmiare energia e migliorano la qualità di vita nelle città.

 

 

-Europe_night

Di seguito riportiamo integralmente l’intervento di Glenn Heinmiller, titolare dello studio Lam Partners e chairman del Comitato Energia e sostenibilità di IALD (International Association of Lighting Designers) a commento del report su “Gli effetti dell’Illuminazione Pubblica a LED sull’Uomo e l’Ambiente” dell’American Medical Association.

L’ILLUMINAZIONE STRADALE A LED FA MALE ALLA SALUTE?

L’ERRATA INTERPRETAZIONE DEL REPORT DELL’AMA DISTOGLIE DAI PROBLEMI REALI

La American Medical Association (AMA) ha recentemente pubblicato un report,“Human and Environmental Effects of Light Emitting Diode (LED) Community Lighting” (“Gli Effetti dell’Illuminazione Pubblica a LED sull’Uomo e l’Ambiente”), in cui ha sollevato diverse questioni importanti riguardanti l’illuminazione stradale e come evitare gli effetti negativi che questa potrebbe avere sull’ambiente e la salute umana.

Peccato che la parte del report che tratta dell’impatto nocivo che l’illuminazione stradale a LED potrebbe avere sulla nostra salute sia stata travisata dai mezzi di informazione online e perfino dalla International Dark-Sky Association (IDA). L’intero report è stato sintetizzato in una sola frase ad effetto del tipo “L’AMA afferma che le luci stradali a LED fanno male alla salute! (eccetto quelle a 3000K)”. Una tale interpretazione è alquanto infelice, non solo perché erronea, ma anche perché prende in considerazione esclusivamente la questione della temperatura di colore, trascurando tutti gli altri punti ugualmente importanti sollevati dal report.

CONCLUSIONI AFFRETTATE

Ecco alcuni esempi di fraintendimenti e affermazioni erronee.

Dalla NPR (National Public Radio – USA):

Secondo l’AMA, la luce Bianco-Blu intensa dei Lampioni Stradali a LED Disturba i Cicli del Sonno

…Falso. Il report dell’AMA non dice nulla di tutto ciò.

Da takepart.com:

Le Luci Stradali a LED Fanno Bene al Pianeta ma Fanno Male all’Uomo e alla Fauna Selvatica

“Secondo quanto evidenziato dall’AMA, esistono studi che dimostrano che la luce stradale LED Bianca ha un effetto di alterazione del ritmo circadiano cinque volte maggiore rispetto alle luci al sodio ad alta pressione che il LED sta sostituendo”

…Falso. Il report dell’AMA non dice nulla di tutto ciò.

Dal blog della International Dark Sky Association:

“L’illuminazione stradale a LED bianchi con alta componente di blu è non solo cinque volte più dannosa per il ciclo del sonno dell’illuminazione stradale convenzionale, secondo il report…”

…Falso. Anche qui, il report dell’AMA non dice nulla di tutto ciò.

 

 

COSA DICE IN REALTÀ L’AMA

Ecco cosa afferma invece il report dell’AMA (le maiuscole sono nostre):

“SI STIMA che una LAMPADA LED “a luce bianca” abbia un impatto sulla fisiologia circadiana di almeno 5 volte superiore rispetto a una luce al sodio ad alta pressione, a causa dell’effetto di soppressione della melatonina. Recentemente, studi condotti su vasta scala hanno riscontrato che la maggiore luminosità dell’illuminazione notturna nelle zone residenziali è associata a una diminuzione delle ore di sonno, una qualità del sonno insoddisfacente, risvegli notturni, sonnolenza eccessiva ed efficienza ridotta durante le ore diurne e obesità. Di conseguenza, gli schemi di illuminazione urbana a LED bianchi POTREBBERO anche contribuire al RISCHIO di disturbi cronici fra le popolazioni residenti delle città in cui essi sono stati adottati.

PER VALUTARE CON MAGGIORE ACCURATEZZA QUALE SIA IL POTENZIALE DI IMPATTO DELL’ESPOSIZIONE SERALE/NOTTURNA A QUESTE LUCI SUL RITMO CIRCADIANO, SARÀ NECESSARIO AVERE A DISPOSIZIONE LE MISURAZIONI EFFETTUATE SULLA LUMINOSITÀ IN STRADA DERIVANTE DA LAMPIONI LED A LUCE BIANCA.”

In realtà, ciò che il report dell’AMA afferma è che è stato stimato che una sorgente LED (con temperatura di colore non specificata) potrebbe presentare un effetto di soppressione della melatonina potenzialmente 5 volte superiore a quello delle sorgenti al sodio ad alta pressione (le lampade al sodio ad alta pressione erano le sorgenti luminose che venivano comunemente utilizzate nell’illuminazione stradale prima dell’avvento del LED). Il report trascura invece di dire che perché l’esposizione a queste due sorgenti possa avere un impatto, seppur minimo, l’intensità e la durata della stessa devono essere di un’entità tale da poterlo causare. Allo stesso modo, il report non fornisce alcuna prova che l’intensità e durata proprie dell’esposizione all’illuminazione stradale siano tali da scatenare l’effetto di soppressione della melatonina.

Gli “studi recentemente condotti su vasta scala” cui si fa riferimento nel report sono due studi epidemiologici sui possibili nessi fra luci notturne esterne e obesità e disturbi del sonno. Le misurazioni relative alla luce notturna esterna sono state ottenute tramite immagini satellitari in cui sono del tutto assenti informazioni circa il contenuto spettrale (“colore”) della luce. Dal momento che i dati satellitari utilizzati negli studi sono stati raccolti fra gli anni 2001-2009, è tuttavia molto probabile che l’illuminazione presa in esame fosse quella al sodio ad alta pressione, certamente non quella a LED. Gli studi mostrano un legame fra obesità e disturbi del sonno e il livello di illuminazione esterna, ma non provano l’esistenza di alcun nesso causale fra i due. In ogni caso, anche laddove si arrivasse a provare il nesso di causalità, questo non potrebbe essere associato direttamente alla luce “blu”; pertanto, il problema esisterebbe da molto tempo prima dell’avvento dei LED nell’illuminazione stradale.

In questo studio del Lighting Research Center (LRC) del Rensselaer Polytechnic Institute (RPI), è stata utilizzata la tecnica del computer modeling per prevedere il potenziale effetto di soppressione della melatonina dell’esposizione alle luci stradali. Gli autori dello studio stimano che rimanendo fermi in strada per un’ora sotto una luce LED 5900K (ad alta componente di “blu”) si potrebbe subire un effetto di ridotta entità.

Il report dell’AMA rileva anche che la percentuale di luce “blu” in una sorgente LED 4000K è del 29%, a fronte del 21% di una sorgente LED 3000K. Anche laddove l’esposizione ai LED stradali avesse effetti negativi provati sulla salute, la differenza fra 3000K e 4000K non sarebbe, con ogni probabilità, significativa, data la variazione del tutto trascurabile nella percentuale di luce “blu”.

Ma ancor più importante, l’AMA afferma che saranno necessari ulteriori studi per valutare le possibili conseguenze dell’illuminazione stradale sulla salute. Questo punto mi trova assolutamente d’accordo!

PIÙ CALDO È MEGLIO?

Le ragioni per scegliere sorgenti 3000K nell’illuminazione esterna non mancano, come la ridotta brillanza del cielo notturno (si veda lo studio di Ian Ashdown “Color Temperature and Outdoor Lighting” – La Temperatura di Colore e l’Illuminazione Esterna), la riduzione del bagliore, ragione estetiche di design o preferenze personali/collettive. Fino a tempi recenti, c’era una ragione ben precisa per non usare LED 3000K, ossia un’efficacia energetica sensibilmente inferiore rispetto ai LED 4000K. Tuttavia, i recenti progressi nella tecnologia LED hanno portato questa differenza in termini di efficacia a essere trascurabile, annullando del tutto lo svantaggio iniziale.

Esistono certamente ragioni plausibili per utilizzare sorgenti 4000K in alcune applicazioni d’illuminazione esterna. Uno studio di Clanton & Associates e il Virginia Tech Transportation Institute (VTTI) ha mostrato che l’illuminazione stradale con LED 4000K permette ai conducenti di mezzi di identificare la presenza di pedoni con più facilità e a distanze maggiori rispetto alle altre temperature di colore, tanto superiori quanto inferiori, prese in esame. Di conseguenza, i 4000K potrebbero essere considerati la scelta ideale dal punto di vista della sicurezza su strade con presenza di pedoni e ciclisti. La ricerca del RPI mostra come la luminosità esterna percepita aumenti progressivamente man mano che aumenta la temperatura di colore delle sorgenti. Se prendiamo per buona la premessa che l’illuminazione stradale 4000K necessita di minore luce (meno lumen fotopici) rispetto a quella 3000K, un sistema di illuminazione stradale 4000K potrebbe dunque consumare meno energia e causare un minor inquinamento luminoso rispetto a un sistema 3000K… o almeno così pare.

È un problema complesso, che non ammette risposte semplici. Abbiamo tanti buoni motivi per scegliere sorgenti 3000K, ma non è da considerare fra questi un qualche presunto beneficio sulla salute pubblica.

NON ABBASSIAMO LA GUARDIA

Dovremmo concentrare i nostri sforzi sulla riduzione dei livelli di luce complessivi, illuminando solo laddove sia effettivamente necessario e controllando il bagliore. Se qualcosa può essere fatto per la riduzione dell’inquinamento luminoso e l’impatto ambientale, allora è proprio su questo fronte che dovremmo agire. Mi fa inorridire l’idea di un futuro in cui tutta l’illuminazione stradale sarà affidata alle luci 3000K, ma continueremo allo stesso tempo a sovrailluminare strade e parcheggi.

Se vogliamo parlare degli effetti della luce sulla salute, dovremmo guardare maggiormente all’illuminazione di interni, a quella utilizzata negli ambienti di lavoro a beneficio dei turnisti e a quella emanata dagli schermi dei nostri dispostivi. In questo caso sì che esistono prove affidabili che la quantità e il “colore” della luce possono avere effetti negativi (e positivi) sulla salute.

Per un ulteriore approfondimento, si possono leggere i commenti del Department of Energy e della National Electrical Manufacturers Association (Associazione Nazionale dei Produttori di Dispositivi Elettrici) statunitensi, oltre alla dettagliata analisi del Lighting Research Center del RPI.

PER L’AMA: PER CORTESIA ASSUMETE QUALCUNO CHE VERIFICHI LA VERIDICITÀ DELLE VOSTRE INFORMAZIONI

Una nota finale su un errore grossolano contenuto nel report dell’AMA da cui mi sento chiamato in causa in prima persona. Il report afferma: “A Cambridge, nello stato del Massachusetts, è stato installato un sistema 4000K dimmerabile al fine di mitigare l’illuminazionei ntensa ad alta componente di blu nelle ore notturne.”

In verità, il sistema dimmerabile adattativo è stato pensato fin dall’inizio del progetto per ridurre il consumo energetico e limitare l’inquinamento luminoso. La decisione di utilizzare tale sistema non ha nulla a che vedere con la mitigazione della “luce blu intensa”. Lo so per certo poiché sono stato coinvolto in prima persona nella progettazione di questo processo di transizione della città di Cambridge verso il LED.

Che io sappia, il sistema di gestione dell’illuminazione di Cambridge è tuttora il più grosso sistema di illuminazione stradale dimmerabile adattativo degli USA e sta contribuendo in maniera significativa alla riduzione dell’inquinamento luminoso nella nostra città. Le altre città dovrebbero seguire il saggio esempio di Cambridge, invece di fidarsi delle frasi ad effetto dei media o degli stralci di una singola riga isolati dal report dell’AMA, quasi fossero raccomandazioni accurate su come minimizzare gli effetti negativi dell’illuminazione sull’ambiente o la salute umana.

 

 

  • Posted by Redazione
  • On febbraio 9, 2017
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Tags: AIDI, AMA, Assil, green Led, illuminazione pubblica, led, Lighting Research Center, news, Presa Diretta, Rai3, ricerca RPI, street LED

3 Comments

Mario Bonomo
Ho trovato l'articolo di Heinmiller molto equilibrato e concordo pienamente con lui. Mi chiedo che interesse hanno i detrattori dell'impiego dei LED con 4000 K di temperatura di colore a creare dell'infondato allarmismo, travisando ogni più o meno esauriente studio sull'argomento, ignorando che l'illuminazione con lampade fluorescenti 4000 K domina tuttora il settore delle aule scolastiche, degli uffici, dei super mercati, ecc., dove la gente soggiorna un numero di ore ben maggiore di quelle occorse nel percorrere di notte una strada urbana! Credo che alla base di tali atteggiamenti ci sia l'indisponibilità a soffermarsi ad esaminare con attenzione i vari problemi e il fascino di una tesi contro corrente che può raccogliere come tale molti consensi. Mario Bonomo
Anonimo
Mario Bonomo ha detto in sintesi cose giuste. Continuiamo ad usare Kelvin 4000 per le sedi stradali e K 3000 per il resto degli impianti pubblici e privati. Ing. Isidoro Montisano
EMANUELE MORELLI
Bonomo le lampade fluorescenti delle scuole sono fluorescenti appunto, non LED. E' il LED che ha lo spettro blu. Sono d'accordo sul fatto che non importi il colore come leggo qui (https://www.researchgate.net/publication/267070067_LED_lighting_increases_the_ecological_impact_of_light_pollution_irrespective_of_color_temperature) l'articolo denota infatti che l'impatto (perchè c'è un impatto, notevole, mentre l'articolo sopra vuole smentire) è simile anche a CCT più bassi. La differenza è che "Higher CCT is correlated to lower transmission in fog or haze. When using LEDs for road lighting, the human eye has decent dark adaption time and color discrimination abilities under street lights of around 3000 K CCT. LED light of 3000 K CCT also has relatively high luminous efficacy, and is suitable for road lighting" come dice un team cinese sull'articolo dell'IEEE Research on the Lighting Performance of LED Street Lights With Different scaricabile qui (http://ieeexplore.ieee.org/stamp/stamp.jsp?arnumber=7328247). "Blue-rich white light sources are also known to increase glare and compromise human vision, especially in the aging eye." dice lo studio di International Dark Sky Association qui (http://darksky.org/wp-content/uploads/bsk-pdf-manager/IDA_LED_handout_48.pdf) Cerchiamo di capire che problema stiamo affrontando: l'utilizzo stradale o la tecnologia in generale????? In generale il LED è ad altissima efficienza e danneggia la retina solo se a distanza ravvicinata. Ma credo si voglia parlare appunto dell'uso stradale, ed allora i LED a 3000K e inferiori sono sia indicati dalla terza direttiva della Legge Regionale E.R. (vedi http://ambiente.regione.emilia-romagna.it/aria-rumore-elettrosmog/informazioni/normativa/norme-inquinamento-luminoso/terza-direttiva-inquinamento-luminoso-dgr-1732-del-12-11-2015/view) che da numerosi articoli come i migliori, SE PROPRIO UNO DEVE METTERE I LED. Va però precisato che il LED disturba la fauna, non è ideale in zone a rischio imenotteri (specialmente nei paesi in via di sviluppo) poiché attira più insetti (come leggo qui "Sampling panes equipped with LED lamps attracted 48% more flying invertebrates on average than HPS lamps." sempre su http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1890/14-0468.1/full). A mio parere i LED al momento hanno senso nei pali alti al massimo 4 m e nei tunnel, dove è costoso andare a lavorare. Ci sono reattori ferromagnetici con efficienze di oltre 91% che rendono le tecnologie "datate" ancora valide e performanti. EMANUELE MORELLI

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